L’ANCSA  ha contrastato anche in sede giudiziaria ,affidando la difesa al responsabile del Centro Studi  avv. Giuseppe Altieri , la tesi del  Ministero dell’Interno e dall’Agenzia del Demanio secondo la quale  nelle ipotesi in cui si debba ricorrere al trasferimento coattivo del veicolo confiscato, il custode acquirente è obbligato al recupero ed al trasferimento dello stesso presso la propria depositeria. In tali casi, le spese sostenute restano a carico del custode proprietario, con esclusione di ogni forma di responsabilità o anticipazione delle stesse da parte delle Stazioni Appaltanti (…)”

 

Si tratta di una interpretazione in netto contrasto con la previsione dell’art. 213 del codice della strada.

La norma prevede,  infatti,  che nelle ipotesi in cui il Prefetto dispone la confisca definitiva del veicolo il proprietario/trasgressore ha l’obbligo  di consegnare spontaneamente il medesimo veicolo presso il deposito del custode acquirente autorizzato dalle stazioni appaltanti e che, nel caso di inottemperanza,  il trasferimento deve essere effettuato coattivamente a cura dell’organo accertatore e a spese del custode.

E’ evidente  che soltanto l’autorità amministrativa può dare incarico all’operatore economico per il recupero del veicolo con la conseguenza dell’instaurarsi di un rapporto obbligatorio tra l’Amministrazione che ha dato l’incarico e il custode acquirente incaricato del recupero.

Orbene contrariamente a quanto previsto dal Codice della Strada  , lo schema del contratto che è stato predisposto dalle stazioni appaltanti  prevede al comma 4 dell’art. 11 che “(…) Nelle ipotesi in cui si debba ricorrere al trasferimento coattivo del veicolo confiscato, il custode acquirente è obbligato al recupero ed al trasferimento dello stesso presso la propria depositeria. In tali casi, le spese sostenute restano a carico del custode proprietario, con esclusione di ogni forma di responsabilità o anticipazione delle stesse da parte delle Stazioni Appaltanti (…)”

Si tratta di previsione contrattuale che non solo contrasta con le suddette disposizioni di legge ma appare di equivoco inquadramento giuridico non potendosi ipotizzare la costituzione di un diritto di credito del soggetto incaricato del recupero del veicolo nei confronti del proprietario trasgressore che non è parte del contratto e neppure vi ha aderito.

Né può ipotizzarsi una ipotesi di  cessione di credito .

E’ vero che alle stazioni appaltati è consentito di prevedere nel capitolato di gara  e nello schema di  contratto opportune disposizioni speciali ma è anche vero che queste  non possono essere  in contrasto con il quadro normativo di riferimento .

Né può ritenersi che con la partecipazione alla gara vi possa essere sanatoria o acquiescenza da eventuali difformità inderogabili del quadro normativo che prevede  , al contrario ,  che sulle stazioni appaltanti deve gravare l’obbligo di anticipazione delle spese di recupero coattivo (qualora il trasgressore non adempia spontaneamente) salvo poi il diritto dell’Amministrazione stessa di rivalersi nei confronti del trasgressore inadempiente.

La norma infatti  impone, esplicitamente ed inderogabilmente ,  che il recupero avvenga “a cura dell’organo accertatore” soggetto che, agendo con poteri autoritativi, dovrà munirsi di tutti gli strumenti necessari per l’apprensione coattiva, sostenendone quindi  i costi, ivi compresi quelli di recupero a mezzo del custode acquirente.

La locuzione utilizzata dal legislatore “(…) spese a carico del custode (…)” null’altro può significare se non che  l’organo accertatore , che ha curato il recupero coattivo anticipandone le spese,  possa poi procedere a recuperare quanto anticipato chiedendo il pagamento al  proprietario trasgressore .

Né si può ritenere che il  richiamato schema  contrattuale  possa prevedere una fattispecie di prestazione a titolo gratuito a favore della stazione appaltante , dato che  ciò determinerebbe un  contrasto con quanto disposto sia dal d.lgs. 163/2006 – art. 3 co. 6 che dal d.lgs. 50/2016 – art. 3 co. 1 lett. ii), dove il contratto di appalto di servizi viene qualificato come un contratto necessariamente a titolo oneroso.

Altrettanto illegittima è la previsione contrattuale che dovesse prevedere che  il recupero coattivo potrà essere preteso su tutto il territorio nazionale (…)”

Si tratta di previsione in netto  contrasto con la norma di riferimento – art. 214 bis comma 1 Codice della Strada – laddove prevede  che “(…) l’individuazione del custode acquirente avviene, secondo criteri oggettivi riferibili al luogo o alla data di esecuzione del sequestro o del fermo, nell’ambito di soggetti che hanno stipulato apposita convezione (…) ciascuna relativa ad ambiti territoriali  infraregionali.

Per ulteriori informazioni: centro.studi@ancsa.it