Finora non riuscire a pagare l’autostrada era solo un fastidio: entro pochi giorni dal transito, si doveva saldare il pedaggio. Bastava un salto al Punto Blu, in banca, alla Posta oppure qualche click su internet. Ora, invece, a qualcuno sta capitando anche di ricevere una multa di 85 euro con decurtazione di due punti patente. Perché? Gli ausiliari abilitati a fare multe stanno arrivando anche in autostrada. Con un aggravio di lavoro anche per la Polizia stradale, che invece non ha abbastanza uomini per coprire le necessità legate alla sicurezza.

La chiave di tutto è una modifica introdotta nel Codice della strada nel 2012 (dall’articolo 8 del Dl 179, noto come Decreto crescita 2.0) e di fatto è attuabile solo da fine 2016, perché è diventato operativo un protocollo d’intesa firmato da Polizia stradale e Aiscat (l’associazione dei gestori) lo scorso ottobre. La norma interviene sull’articolo 176, comma 11, del Codice e prevede che «prevenzione e accertamento delle violazioni dell’obbligo di pagare il pedaggio» possono essere svolte «anche dal personale dei concessionari autostradali e stradali e dei loro affidatari del servizio di riscossione». Non da tutto il personale, ma solo dai dipendenti (sostanzialmente, alcuni addetti ai caselli) che superano l’esame di qualificazione necessario per svolgere servizi di polizia stradale. E nemmeno per tutti i gestori: per esempio il più importante di loro, Autostrade per l’Italia, non ha abilitato nessuno. Senza contare che in molti dei caselli costruiti negli ultimi vent’anni non c’è un presidio umano, nonostante il ministero delle Infrastrutture imponga la presenza di almeno un addetto, anche di notte.

La novità ha comunque avuto l’effetto di “sbloccare” una parte sempre rimasta praticamente inattuata di quello stesso articolo 176, comma 11: le sanzioni per chi «non corrisponde il pedaggio secondo le modalità e le tariffe vigenti», cioè non ha abbastanza soldi per saldare il conto, si ferma al casello ma non in corrispondenza delle sbarre o transita da una corsia sbagliata. Queste sanzioni sono di 85 euro e due punti patente. Si passa a 422 euro e al rischio di essere denunciati per truffa o insolvenza fraudolenta quando c’è il dolo per eludere il pagamento (articolo 176, comma 17). Ossia se si è recidivi e si dimostra una certa organizzazione (come quando ci si scambia i biglietti con complici a metà strada per far apparire di aver percorso solo un breve tratto o ci si accoda a un veicolo munito di Telepass) o se si tira dritto senza fermarsi al casello.

Finora, le sanzioni sono sempre state applicate solo nei casi di dolo, anche con l’aiuto dell’elettronica (sistema Tur, transito utenti recidivi): le targhe dei recidivi sono in una lista nera e quando vengono lette al casello fanno scattare un allarme per l’esattore, se presente. Questi chiama la Polizia e cerca di trattenere il trasgressore, ma solo se gli agenti possono intervenire molto velocemente (il casellante non può impedire all’utente di andarsene).

Nei casi non dolosi, i gestori autostradali si sono limitati a emettere rapporti di mancato pagamento, da saldare entro un numero di giorni (normalmente compreso tra cinque e 15) variabile secondo il gestore e la modalità di transito (su casello presidiato da personale o pista automatica). Scaduto il termine, si passa la pratica a una società di recupero crediti (tranne nei casi in cui la somma non saldata sia tanto piccola da non giustificare la procedura).

In teoria, anche nei casi non dolosi si sarebbe dovuto anche segnalare il fatto alla Polizia stradale, perché costituisce anche violazione dell’articolo 176, comma 11, quindi comporta le relative sanzioni. Ma questo finora non era accaduto quasi mai. Ora invece, in concomitanza con l’arrivo dei casellanti abilitati a sanzionare, inizia ad accadere.

Lo schema è analogo a quello previsto per gli ausiliari della sosta: l’infrazione viene rilevata da loro, ma la notifica del verbale è rimessa al corpo di polizia competente. Ciò significa che viene attivato l’Ufficio verbali della Sezione (comando provinciale) della Polizia stradale competente sul luogo in cui la violazione è stata commessa: quest’ufficio deve provvedere entro 90 giorni alla notifica all’indirizzo del proprietario del veicolo, con le consuete modalità (prevalentemente per posta, per cui i 90 giorni si contano a partire dalla data dell’infrazione).

Quindi, c’è comunque un aggravio di lavoro per la Polizia stradale. Un corpo che non riesce ad assicurare funzioni fondamentali, perché ha carenze di organico ormai croniche. Basti pensare che ormai si limita a operare solo sulle autostrade e sulle principali statali (la cosiddetta grande viabilità). E non di rado, per operare sulle prime, vi si spostano giorno per giorno agenti di reparti dedicati alle seconde.

Le difficoltà sono emerse anche giovedì 30 marzo, alla riunione convocata dal ministero delle Infrastrutture dedicata a un’altra emergenza cronica: la sicurezza dei lavoratori sui cantieri stradali, dopo che la domenica precedente un camion aveva travolto e ucciso due operai nel tratto savonese della A10. Alla richiesta dei sindacati di rafforzare la sorveglianza, è stato risposto che la Polizia non ha personale. Personale che invece in passato era stato trovato per attività delegabili anche a vigilantes privati a carico del gestore, come il presidio di caselli e le aree di servizio a rischio di rapina o di altre attività criminose.

 

di Maurizio Caprino
da ilsole24ore.com