Perché fare impresa in Italia è più difficile che negli altri paesi nostri concorrenti ?

Questa ormai è la domanda che tutti gli imprenditori si fanno da sempre.

Ci sono molti motivi: dal costo dell’energia elettrica, alla eccessiva burocrazia, e non ultimo alla pressione fiscale che le nostre imprese si trovano a dover sopportare.

Certamente questi non sono problemi sconosciuti ma soprattutto per quanto concerne la pressione fiscale gli ultimi dati diramati dalla CDC ribadiscono ancora una volta  il gap negativo tra quanto chiesto alle nostre imprese rispetto a quanto viene prelevato dalle principali nazioni europee nei confronti delle imprese presenti sul loro territorio.

Infatti il Total Tax Rate, per un’impresa di piccole medie dimensioni Italiana (la maggior parte delle attività presenti sul nostro territorio) evidenzia un carico fiscale complessivo (societario, contributivo,Per tasse e imposte dirette) di quasi il 65%, superiore di ben 25 punti rispetto a quanto chiesto al nostro concorrente dell’area UE/EFTA.

A questo si deve aggiungere che  anche  i costi derivanti dagli obblighi tributari che il piccolo/medio  imprenditore italiano deve sopportare, rappresentano in ore il 55% superiore a quanto richiesto al  suo competitor Europeo

Entrando maggiormente nel merito, un ulteriore fattore storico che frena la nostra economia è l’eccessivo cuneo fiscale a carico delle imprese che sempre ricordando gli ultimi dati aggiornati e di 10 punti superiore alla media europea.

Questo dato evidenzia la marcata differenza tra quanto l’azienda deve sostenere come costi del personale e quanto in realtà i nostri collaboratori percepiscono come netto in busta paga.

Ovviamente questo dato è penalizzante doppiamente; da una parte l’azienda a un maggior esborso, mentre dall’altra si evidenzia una minore capacità di spesa da parte dei lavoratori.

È fin troppo evidente a questo punto che oltre alle minori capacità competitive sui mercati europei, questi  dati appena esposti  frenano anche la possibilità di attrarre investimenti stranieri nel nostro Paese.

Questo oltre che non aiutare a ridurre la disoccupazione, soprattutto quella giovanile, impedisce anche la capacità di confrontarsi delle nostre aziende con multinazionali straniere che aiuterebbero certamente quel processo di crescita dimensionale che diventa sempre più indispensabile  per la maggiore competitività delle nostre imprese.

Occorrerebbe quindi un adeguamento di questi dati alla media europea sia per aumentare la nostra competitività, ma anche perché una pressione fiscale così tanto marcata non aiuta il contrasto all’economia sommersa e la lotta all’ evasione fiscale.

 

S.A.